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12-08-2019

Cattiva salute orale? Sei a rischio del morbo di Alzheimer

santé des gencives

Alcuni ricercatori dell'Università di Bergen, in Norvegia, affermano ufficialmente: esiste un legame diretto tra le malattie gengivali, come la gengivite, e lo sviluppo del morbo di Alzheimer (1).

Un batterio del cavo orale coinvolto nello sviluppo del morbo di Alzheimer

Infatti, il batterio responsabile delle infiammazioni delle gengive, Porphyromonas gingivalis, è in grado di migrare verso il cervello. Produce qui un enzima di tipo proteasi che si attacca ai neuroni e inizia a causare la perdita di memoria. Dopo un po' e insieme ad altri fattori, partecipa allo sviluppo del morbo di Alzheimer.

Morbo di Alzheimer: quali fattori di rischio?

In Francia, esistono circa 900.000 persone colpite dalla malattia. Entro il 2020, le previsioni salgono a 1.300.000 persone (2).

  • L'età è il primo fattore di rischio, a partire dai 60 anni, con un aumento del rischio correlato all'invecchiamento: il 15% delle persone con più di 80 anni soffrono di morbo di Alzheimer;
  • Le donne sono proporzionalmente più colpite, perché la loro aspettativa di vita supera quella degli uomini;
  • L’ereditarietà : quando un parente (genitore, fratello, sorella) ne è colpito, i rischi di insorgenza del morbo di Alzheimer aumentano del 10-30%; inoltre, se uno dei genitori è colpito dalla forma ereditaria della malattia (1,5-2% dei casi), che implica dei geni specifici, il rischio di esserne colpiti per i figli è moltiplicato per due;
  • Anche le persone di origine ispanica o afroamericana avrebbero un rischio più elevato di sviluppare la malattia;
  • I fattori di rischio cardiovascolare aumentano il rischio: ipertensione arteriosa, iperlipidemia (colesterolo), diabete, obesità... senza dimenticare i pericoli legati al tabagismo;
  • Altri elementi entrano in gioco, come i traumi cranici ripetuti, un'anamnesi di depressione o di anestesie multiple.

Il morbo di Alzheimer è progressivo e la malattia progredisce in modo diverso per ogni persona che ne è colpita.

Come curare il morbo di Alzheimer?

Oggigiorno, non esistono trattamenti per guarire dal morbo di Alzheimer. Tuttavia, alcuni farmaci possono rallentarne la progressione. Possono anche essere adottati degli accorgimenti per contribuirvi, migliorare la qualità della vita delle persone che ne soffrono e conservare le attività quotidiana il più possibile.


In combinazione con i trattamenti farmacologici e con uno stile di vita equilibrato, alcuni elementi possono contribuire al trattamento della malattia:

  • Il ginkgo biloba permette di alleviare i sintomi cognitivi e funzionali che insorgono nello stadio lieve e precoce della malattia;
  • L'uperzina A : tratta dall' Huperzia serrata, si tratta di un alcaloide che permette di migliorare la memoria e le funzioni cognitive delle persone affette dal morbo di Alzheimer; alcuni studi più completi devono essere condotti per confermare e arricchire queste proprietà.
  • Altre piste incoraggianti vengono seguite, come prevenzione o come trattamento, gli omega 3, la fosfatidilserina (tratta dalla soia), la salvia (salvia officinalis), la melissa (melissa officinalis)…

Infine e a titolo di prevenzione, è essenziale... spazzolare regolarmente e correttamente i denti e utilizzare il filo interdentale ! La scoperta del legame tra salute orale e morbo di Alzheimer apre nuove prospettive di trattamento: i ricercatori sperano di testare il farmaco che hanno ideato con l'aiuto dello studio entro la fine del 2019.


Bibliografia scientifica
(1) S. S. Dominy, C. Lynch, F. Ermini, M. Benedyk, A. Marczyk, A. Konradi, M. Nguyen, U. Haditsch, D. Raha, C. Griffin, L. J. Holsinger, S. Arastu-Kapur, S. Kaba, A. Lee, M. I. Ryder, B. Potempa, P. Mydel, A. Hellvard, K. Adamowicz, H. Hasturk, G. D. Walker, E. C. Reynolds, R. L. M. Faull, M. A. Curtis, M. Dragunow, J. Potempa, Porphyromonas gingivalis in Alzheimer’s disease brains: Evidence for disease causation and treatment with small-molecule inhibitors. Science Advances. Vol 5, 2019.
(2) Dossier d'information : la maladie d'Alzheimer, Inserm. Aggiornato 01/2019.

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