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08-03-2011

Riprendere il controllo del peso

un problema estremamente complesso che necessita di agire su molteplici fattori.
Con gli anni, l'aumento di peso è quasi inevitabile, se non si cerca di lottare energicamente contro i suoi diversi meccanismi, numerosi e spesso strettamente collegati.
La ripresa del controllo del peso necessita di agire soprattutto sui molteplici segnali che regolano l'assunzione alimentare e i consumi energetici. Occorre interferire con i segnali della fame e della sazietà, migliorare il controllo della glicemia, di bruciare e dell'ossidazione dei grassi, stimolare il metabolismo, favorire lo smaltimento dei grassi… tutto questo richiede l'intervento di diversi nutrimenti e ingredienti che, secondo le loro caratteristiche, saranno benefici per uno o diversi di questi meccanismi.


controle du poidsLe cause di un sovrappeso o di un'obesità non si spiegano facilmente. Il consumo di quantità troppo elevati di alimenti associato a una mancanza di esercizio fisico non sono i soli fattori responsabili. Man mano che invecchiamo, i consumi energetici e il metabolismo cambiano e contribuiscono all'immagazzinamento dei grassi e all'aumento di peso.

Il cervello, centro della regolazione fame/sazietà

L'organismo ha dei sistemi altamente sofisticati di regolazione dell'assunzione alimentare e dell'immagazzinamento dei grassi. Il cervello è il centro direttivo di questi sistemi. Fin dagli anni Quaranta, era stato effettivamente mostrato che una lesione del cervello a livello dell'ipotalamo scatenava nel ratto un forte abbassamento del consumo di cibo e di acqua. Negli anni Cinquanta, sono state identificate diverse regioni del cervello implicate nella fame e nella sazietà. Una zona dell'ipotalamo, il nucleo arcuato, è composta da due gruppi di neuroni : gli uni, detti ad attività anoressigena, sintetizzano dei neurotrasmettitori che inibiscono la fame, gli altri, detti ad attività oressigena, sintetizzano quelli che stimolano la fame.
La maggior parte dei tessuti periferici inviano al cervello dei messaggi nervosi o ormonali. Così, per mantenere l'equilibrio energetico, il cervello deve continuamente raccogliere e interpretare dei segnali ormonali, metabolici e nervosi emessi dai tessuti periferici implicati nell'utilizzo e nell'immagazzinamento dell'energia (fegato, muscolo, tessuto adiposo). Di conseguenza, il cervello crea una risposta adattata al livello comportamentale (mangiare o digiunare) e metabolico (produzione di zucchero da parte del fegato e liberazione di lipidi da parte del tessuto adiposo oppure immagazzinamento di energia in questi stessi tessuti in periodo di abbondanza).
La regolazione breve termine dell'assunzione alimentare passa attraverso un'asse intestino/ cervello: L'arrivo degli alimenti nello stomaco determina una distensione gastrica, i ricettori della parete dello stomaco vengono stimolati e trasmettono, attraverso il nervo vagale, le informazioni al sistema nervoso centrale. L'arrivo degli alimenti nell'intestino scatena la secrezione di ormoni fra cui la GLP-1 (glucagon like peptide-1), l'ossintomodulina e il peptide YY che inviano al cervello un messaggio di sazietà. Anche l'intestino è un attore maggiore nell'assorbimento e nel metabolismo dei lipidi.
La regolazione a lungo termine dell'assunzione alimentare fa intervenire altri ormoni che inviano anch'essi dei segnali al cervello. L'insulina, prodotta dal pancreas, che ha un effetto anoressigeno. La leptina, prodotta dal tessuto adiposo, che attiva nell'ipotalamo un segnale per promuovere la diminuzione dell'assunzione alimentare e l'aumento del consumo energetico. La grelina, prodotta dallo stomaco solo ormone circolante conosciuto per avere la proprietà di aumentare l'assunzione alimentare.


Lowat™ favorisce la perdita di peso aumentando i livelli
d'adiponectina e diminuendo quelli della grelina.


Lowat™ è un miscuglio brevettato di estratto di foglie di pepe indiano e di semi di dolic, sviluppato per aiutare a gestire il peso. Queste due piante sono tradizionalmente utilizzate in India da secoli.
Lowat™ attacca il grasso diminuendone la formazione e l'accumulo, aumentando i grassi bruciati. I risultati di uno studio clinico indicano che la sua assunzione determina una perdita di peso.

BetelIl pepe indiano (Piper betle) è una pianta rampicante della famiglia delle Piperaceae che comprende il pepe e il kava. Il pepe indiano è un arbusto ayurvedico utilizzato da migliaia di anni nel trattamento del diabete, della tosse, delle indigestioni e di altri problemi di salute che si trovano in India e in Malesia. Le foglie di pepe indiano vengono tradizionalmente masticate con limone e noci di arec. Il pepe indiano viene utilizzato in ampia misura in diversi rituali e festival indù, in India e in alcuni paesi dell'Asia orientale. Il succo delle sue foglie viene utilizzato per alleviare la tosse e le indigestioni nei bambini. La foglia del pepe indiano è aromatica, carminativa e stimolante. La somministrazione ad alcuni ratti, per via orale, di estratto di foglie di pepe indiano determina una riduzione significativa dei livelli di glucosio sanguigno. L'estratto di pepe indiano, in confronto a un gruppo campione, ha un effetto nettamente benefico in caso di iperlipidemia.
Il dolic del Giappone (Dolichos biflorus) è una piccola liana rampicante che viene generalmente utilizzata in etnobotanica e come “rimedio fatto in casa” per alleviare la litiasi urinaria, la disuria e le emorroidi. Viene anche impiegato per ridurre i calcoli renali. La somministrazione di dolic in laboratorio a dei conigli mostra che ha un effetto protettivo nei diversi tessuti contro lo stress ossidativo provocato da un'alimentazione ricca di grassi. Abbassa anche i lipidi. La polvere di seme di dolic risulta avere proprietà antidiabetiche.
Lowat™ è stato sviluppato dopo che è stato valutato l'effetto di più di 480 piante sulle cellule grasse, gli adipociti. Il dolic del Giappone e il pepe indiano si sono mostrati i più efficaci. Insieme, lo sono ancora di più che separatamente. Agiscono sull'adipogenesi, la formazione dei grassi di riserva nell'organismo, aiutando così a controllare meglio la perdita di peso. L'efficacia di questo estratto brevettato è stata dimostrata.
Uno studio clinico, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha mostrato che l'assunzione quotidiana di 900 g di Lowat (in tre assunzioni da 300 mg) in otto settimane, in confronto a soggetti che seguivano solamente un programma che associava dieta ed esercizio fisico :

• riduce tre-quattro volte di più il peso corporeo. La riduzione di peso, che comincia a prodursi a partire da due settimane di assunzione,
• aumenta significativamente del 15% l'adiponectina, l'ormone che brucia i grassi;
• riduce la grelina, l'ormone che provoca la fame, del 17%;
• diminuisce i livelli di glicemia e di trigliceridi.

ghreline

La grelina, l'ormone dello stomaco che aumenta la voglia di cibo

faimLa grelina è l'ormone della fame, agisce nel cervello per stimolare l'appetito e il consumo di nutrimenti. La sua percentuale aumenta prima dei pasti e diminuisce dopo questi ultimi. Viene considerata come l'antagonista della leptina, prodotta dagli adipociti, che induce la sazietà.
Secondo uno studio recente presentato alla conferenza dell'Endocrine Society, la grelina intensifica il bisogno di alimenti molto calorici rispetto agli alimenti poco calorici1. In questo studio, degli adulti obesi in buona salute, tredici uomini e cinque donne, hanno osservato delle immagini di cibi in tre mattinate diverse: una volta dopo aver saltato la colazione e due volte circa 90 minuti dopo aver assunto la colazione. In questi due ultimi casi, hanno ricevuto una volta un'iniezione di acqua salata (come campione) e una volta un'iniezione di grelina. Né gli scienziati né i volontari sapevano quale iniezione fosse stata praticata.
Nessuna differenza di attrazione per gli alimenti ipocalorici è stata osservata. Quando I soggetti avevano assunto una colazione e ricevuto un'iniezione di acqua salata, gli alimenti ipocalorici erano attraenti quanto quelli ipercalorici. Al contrario, quando i soggetti avevano ricevuto della grelina dopo la colazione, gli alimenti ricchi di calorie, in modo particolare i dessert, erano più attraenti. Il Dott. Tony Galdstone ritiene che la grelina imiti il digiuno ingannando l'attrazione per i nutrimenti e orientandola verso degli alimenti ipercalorici. I cambiamenti di preferenze che sentiamo rispetto a degli alimenti quando saltiamo un pasto potrebbero essere spiegati da cambiamenti dei livelli di grelina nel sangue, i quali aiutano a regolare il consumo calorico generale.
Sembra quindi possibile, bloccando l'azione della grelina, ridurre la voglia irresistibile di alimenti ricchi di calorie e, così, favorire la perdita di peso in alcune persone obese o in sovrappeso.

L'adiponectina, l'ormone che brucia i grassi

AdiponectineL'adiponectina è un ormone secreto dagli adipociti. Svolge un ruolo importante nel mantenimento di un metabolismo normale e di un peso corporeo sano. Le sue concentrazioni sono diminuite in caso di obesità, di insulinoresistenza e di diabete di tipo II. Le concentrazioni di adiponectina aumentano nel corso di una perdita di peso, suggerendo che una diminuzione dell'adiposità aumenterebbe la sensibilità degli adipociti all'insulina.
L'aumento di peso che inizia nell'età adulta è caratterizzato da un'ipertrofia degli adipociti, le cellule adipose, che immagazzinano troppo grasso. La dimensione degli adipociti viene controllata da alcuni fattori di trascrizione genetica ed è in stretta correlazione con l'espressione dell'adiponectina. Più la sua espressione è debole, più le cellule adipose sono grosse
Inoltre, studi mostrano che l'adiponectina ha ruoli antiaterosclerotici, antinfiammatori e antidiabetici. Livelli circolanti elevati di adiponectina proteggono dalle malattie delle arterie coronariche, laddove dei livelli bassi vengono osservati negli individui in sovrappeso. Gli effetti sensibilizzatori all'insulina dell'adiponectina rappresentano una nuova arma di trattamento per l'insulinoresistenza, il diabete di tipo II e l'obesità.

Controllare l'appetito

La soluzione più semplice per perdere qualche chilo consisterebbe a priori nell'aumentare i consumi energetici, oppure ancora nel diminuire la quantità di alimenti che si consumano. Tuttavia non è così facile quando bisogna avere a che fare con… la fame.
L'ipotalamo riceve tutti i segnali relativi alla voglia di mangiare e alla sazietà: Inizialmente dallo stomaco, la cui vacuità si manifesta tramite una sensazione di fame. Successivamente dal pancreas che misura continuamente la glicemia e che, quando è troppo alta, produce dell'insulina per abbassare la percentuale di zucchero nel sangue. Questa scatena quindi un'ipoglicemia che ha come risultato, fra gli altri, una sensazione di fame. Numerosi neurotrasmettitori intervengono in risposta a questi segnali e, soprattutto l'adrenalina e la noradrenalina.
La DMAA (dimetilamilamina) imita l'azione dell'adrenalina e agisce sul sistema nervoso centrale con un effetto anoressigeno (antifame). Questa molecola è presente allo stato naturale nel geranio.
hoodia

Due piante grasse, utilizzate da centinaia di anni da popolazioni di cacciatori, aiutano efficacemente a diminuire la fame. Hoodia gordonii viene utilizzata dai San, o boscimani, dell'Africa del sud. Quando partono per una caccia di lunga durata, hanno l'abitudine, per resistere alla fame e alla fatica, di masticare un gambo di Hoodia. Riescono grazie a ciò a restare tre o quattro giorni senza bere né mangiare. Lo Hoodia contiene un principio attivo che possiede alcune caratteristiche del glucosio. Il Caralluma fimbriata viene utilizzato dagli aborigeni dell'India. Masticano dei pezzi di questa pianta per restare per un'intera giornata di caccia senza mangiare né bere. Alcuni studi hanno mostrato che il Caralluma fimbriata agisce soprattutto sui livelli di leptina.

L'estratto diIrvingia gabonensis agisce efficacemente sulla resistenza alla leptina


La leptina sarebbe il segnale responsabile dell'equilibrio a lungo termine del consumo di alimenti e dei consumi energetici e, di conseguenza, della costanza dell'immagazzinamento totale di energia nell'organismo così come della stabilità del peso.
La leptina viene liberata dagli adipociti, in risposta a un aumento delle riserve di materie grasse, per effettuare due compiti essenziali. Attraverso una retroazione negativa, informa il cervello per permettere da una parte l'interruzione dell'assunzione di cibo e, dall'altra, l'aumento del consumo energetico. Elimina l'appetito, diminuendo così il consumo di alimenti e favorendo la perdita di peso. Sembra successivamente scatenare un processo attraverso il quale i trigliceridi immagazzinati negli adipociti vengono convertiti in acidi grassi potendo essere utilizzati per la produzione di energia.
IrvingiaAl contrario, l'abbassamento della produzione di leptina derivante dalla diminuzione dell'immagazzinamento di lipidi regola la ripresa dell'appetito e una diminuzione dei consumi energetici, con risultato l'aumento di peso. Se un soggetto obeso o in sovrappeso dimagrisce per una dieta, per una malattia o per la pratica dell'esercizio fisico, la diminuzione della massa grassa è accompagnata da una diminuzione dei livelli di leptina, determinando una ripresa dell'appetito e una caduta del metabolismo energetico che punta a lottare contro la perdita di peso.
La leptina è inibitrice dell'espressione del neuropeptide Y che:
• stimula l'assunzione alimentare;
• diminuisce la termogenesi;
• aumenta i livelli di insulina;
• aumenta i livelli di cortisone;
attraverso l'intermediario dei ricettori beta-3-adrenergici del sistema nervoso simpatico.
La leptina provoca quindi una riduzione del consumo alimentare, un aumento della termogenesi e del meccanismo basale.
Legandosi alla leptina, la proteina C-reattiva le impedisce di compiere efficacemente la sua missione regolatrice dell'appetito. Alcuni studi hanno mostrato che l'estratto di Irvingia gabonensis diminuisce i livelli di proteina C-reattiva, agendo così sulla resistenza alla leptina, responsabile del fallimento di numerose diete, e favorendo efficacemente la perdita di peso. L'estratto di Rhodiola rosea e la N-acetil-carnitina rinforzano questa azione agendo sulla sensibilità dei recettori alla leptina e sulla segnalazione di quest'ultima.


Le fibre hanno molteplici effetti benefici

Alcuni studi scientifici hanno documentato in maniera importante la capacità delle fibre idrosolubili di inibire l'assorbimento dei carboidrati, di ridurre il colesterolo e le lipoproteine a bassa densità (LDL), di creare più rapidamente una sensazione di sazietà e di indurre una perdita di peso. Numerose piante sono ricche di fibre idrosolubili.

L'alimentazione contemporanea contiene troppo spesso una quantità insufficiente di fibre che svolgono tuttavia un ruolo importante per la salute e il benessere. Le fibre di origine vegetale non sono digeribili ma sono indispensabili per il buon funzionamento del transito intestinale. Queste sono le sostanze residue provenienti dalla parete cellulare delle piante, costituite da miscele complesse di carboidrati identificati come polisaccaridi non amidati. Non digerite dall'organismo, le fibre arrivano intatte nel tratto gastrointestinale fino all'intestino crasso. Le fibre solubili contribuiscono a modulare i livelli ematici di colesterolo e glucosio. Aumentano l'attività dei batteri presenti nel colon. La loro degradazione da parte dei batteri produce sostanze che stimolano le contrazioni dell'intestino e favoriscono i movimenti intestinali. Le fibre insolubili trattengono l'acqua, accelerano l'attività intestinale, riducono i tempi di transito e favoriscono la regolarità. Inoltre, riducendo il tempo di transito, aiutano a limitare il numero di tossine che potrebbero essere assorbite. Le fibre, regolarizzando l'assorbimento dei glucidi e dei lipidi, costituiscono anche dei preziosi aiuti per il dimagrimento. Hanno inoltre un effetto sulla sazietà, poiché, riempiendosi di acqua nello stomaco, si gonfiano e quindi riducono l'appetito. Il propolmannano, il psillio, il guar, il fenugrec, la pectina ma anche delle alghe, come l'alginato o il carrageno, sono delle fonti particolarmente ricche di fibre idrosolubili. Assunte prima dei pasti con dell'acqua, queste fibre si legano all'acqua dello stomaco e all'intestino tenue per formare una massa gelatinosa, vischiosa, che rallenta l'assorbimento degli zuccheri e inibisce il riassorbimento del colesterolo intestinale espulso dal fegato. Questa massa gelatinosa induce anche una sensazione di sazietà e riduce il numero di calorie assorbite.


Il propolmannano aiuta a controllare l'appetito, i livelli di glucosio e di lipidi

Il propolmannano è una fibra alimentare naturale, altamente purificata, brevettata. Nasce dall'Amorphophallus konjac, una pianta tuberosa rara si trova solo nelle zone montagnose del nord del Giappone.
Il propolmannano è una fibra solubile con un peso molecolare particolarmente elevato. L'uso di una tecnologia sofisticata ha contribuito a ridurlo alla dimensione di particella, massimizzando la sua densità, pur mantenendo la viscosità desiderata. Una capsula da 500 mg di propolmannano contiene molte più fibre rispetto alla stessa quantità di ogni altra pianta. Gli enzimi naturali contenuti, che altrimenti avrebbero causato la sua degradazione durante la digestione, sono stati ritirati.
propolmannaneUtilizzato in combinazione con un'alimentazione e uno stile di vita sano, il propolmannano può accelerare la perdita di peso, aiutando a normalizzare i livelli dei lipidi e del glucosio sanguigno. Uno studio clinico è stato condotto su alcuni giovani individui obesi a cui è stato chiesto di assumere prima di ognuno dei tre pasti della giornata un grammo di propolmannano, senza cambiare nient'altro alla loro alimentazione. Dopo otto settimane, i soggetti avevano perso circa 4,2 kg. Il gruppo placebo aveva perso in media poco più di 750 g2.
In un altro studio, l'assunzione di propolmannano ha provocato in alcuni adulti una riduzione significativa dei livelli di glucosio e dei lipidi sanguigni. I soggetti che avevano assunto propolmannano hanno osservato il livello del colesterolo abbassarsi di 21,7 mg/dl, il livello dei trigliceridi di 23,4 e l'LDL di 15. Nel gruppo placebo, il colesterolo e l'LDL erano aumentati e i trigliceridi diminuiti pochissimo. In questo studio, i soggetti non hanno modificato le proprie abitudini alimentari e hanno perduto circa 2,5 kg alla fine di otto settimane, rispetto a nessun cambiamento significativo nel peso nei soggetti con placebo.
Il propolmannano favorisce la perdita di peso:
• Assorbe l'acqua e si espande rapidamente nello stomaco. Fa comparire più rapidamente una sensazione di sazietà, contribuendo a ridurre la quantità di calorie.
• Impedisce la scissione e l'assimilazione dei grassi alimentari "assorbendo" gli acidi biliari nel piccolo intestino, per poi trasportarli fuori dal corpo in modo sicuro.
• Rallenta lo svuotamento rapido del cibo dallo stomaco nell'intestino tenue, riducendo il picco dei livelli di glucosio post-prandiale che normalmente si verificano senza di esso. Aiuta in questo modo a limitare l'aumento di peso.


L'estratto di caffè verde stabilizza la glicemia e favorisce la perdita di peso


Il caffè verde contiene acido caffeico, ferulico e soprattutto clorogenico che hanno un forte potere antiossidante. Svolge inoltre un ruolo importante nella regolazione delle percentuali di zucchero sanguigno attraverso la loro capacità di inibire il glucosio-6-fosfatasi, l'enzima responsabile della produzione epatica del glucosio. Il glicerolo deidrogenasi-5-fosfato è prodotto nelle cellule adipose per aiutare a convertire lo zucchero nel sangue, il glucosio, in scorte di trigliceridi nelle cellule adipose. Controllare questo enzima aiuta a ridurre la quantità di glucosio convertita in acidi grassi nel sangue.
café vertIn uno studio su 75 volontari sani in buona salute, l'assunzione quotidiana di 90 mg di acido clorogenico ha diminuito del 15-20% i livelli di glucosio nel sangue 3. L'acido clorogenico esercita anche un effetto antagonista sul trasporto del glucosio e ne diminuisce l'assorbimento da parte dell'intestino, riducendo così la glicemia.
L'estratto di caffè verde sembra favorire la perdita di peso inibendo l'assorbimento del glucosio che proviene dall'alimentazione e diminuendone l'assimilazione nell'intestino tenue. Sembra anche frenare la capacità del fegato di produrre glucosio.
Uno studio clinico realizzato su 50 persone di età compresa fra i 19 e i 75 anni ha mostrato che un estratto di caffè verde poteva indurre una perdita di peso. L'assunzione quotidiana di 400 mg di estratto per 60 giorni ha indotto una perdita del 5,7% in confronto al peso iniziale dei soggetti il cui indice di massa corporea era superiore a 25 all'inizio dello studio4.


Picco di glicemia e glucosio nel sangue e assunzione di peso

prise de poidsQuando elevati livelli ematici di insulina e zucchero sono predominanti, la lipogenesi (produzione e stoccaggio di grassi) e la sintesi dei trigliceridi sono ugualmente stimolati.
In alcuni diabetici non insulino-dipendenti o persone in sovrappeso, il meccanismo interno di rilascio di glucosio può essere molto più attivo di quanto dovrebbe, aumentando i livelli di zucchero nel sangue oltre il normale. Una regolazione al ribasso di questi processi potrebbe essere utile nel controllo dello zucchero nel sangue e, di conseguenza, della perdita di peso.
Una persona insulinoresistente non solo ha fame più spesso, ma produce e deposita grasso più rapidamente di una persona sana. È quindi intrappolata in un circolo vizioso in cui si succedono una voglia irresistibile di carboidrati, eccesso di cibo, iperinsulinemia e depositi di grassi corporei.


La L-carnitina fumarato aumenta l'ossidazione dei grassi

Il fumarato di L-carnitina svolge un ruolo importante nel metabolismo energetico: è uno dei vettori di acidi grassi a catena lunga attraverso le membrane dei mitocondri, le centrali elettriche della cellula. Senza carnitina, gli acidi grassi non possono penetrare facilmente nel mitocondrio che li utilizza per produrre l'energia.
Studi suggeriscono che un'integrazione con L-carnitina porta ad un aumento significativo dell'ossidazione dei grassi, senza che la sintesi proteica venga modificata5. Studi sugli animali non hanno mostrato perdita di peso. Tuttavia, altri studi su alcune cellule umane mostrano che la L-carnitina aumenta l'ossidazione dei grassi.

La ricerca clinica ha dimostrato l'importanza del fumarato di L-carnitina per bruciare i grassi e la perdita di peso. Uno studio ha esaminato gli effetti dell'integrazione con fumarato di L-carnitina negli adolescenti in sovrappeso. I risultati hanno mostrato, dopo tre mesi, che gli adolescenti che mangiano in modo sano, facendo esercizio fisico e assumendo fumrato di L-carnitina perdono più peso rispetto a quelli che non lo assumono.

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La fucoxantina brucia efficacemente i grassi


Ricercatori canadesi hanno recentemente riferito che la diminuzione del dispendio energetico che si verifica con l'invecchiamento può essere responsabile dello stoccaggio di 120-190 calorie in eccedenza ogni giorno nel corpo, che può comportare l'aumento di 6-10 kg di grasso in un anno.
In circostanze normali, l'energia chimica proveniente dal cibo viene versata in molecole di adenosina trifosfato (ATP) che sono utilizzate dalle cellule per produrre energia. Tuttaq l'energia inutilizzata proveniente dalle molecole di ATP per messa da parte per un uso successivo in forma di molecole di grasso. È per questo che l'aumento di peso avviene sotto forma di grasso quando si assorbono più calorie di quante se ne consumino.
La termogenesi è il processo di produzione cellulare di energia sotto forma di calore, che può essere innescato dall'esercizio fisico tramite una proteina mitocondriale, la UCP1 (proteina disaccoppiante mitocondriale 1).
La fucoxantina, un carotenoide, è il pigmento scuro che si trova in quantità importante nell'alga scura Undaria pinnatifida, o wakamé, utilizzata nelle insalate e nelle zuppe giapponesi. Alcuni ricercatori dell'Università di Hokkaido, in Giappone, hanno dimostrato che la fucoxantina brucia molto efficacemente i grassi. Lavorando su alcuni topi, gli scienziati giapponesi sono riusciti a dimostrare che stimolando la produzione di una proteina, l'UCP1, capace di ossidare i grassi e di favorirne la decomposizione, la fucoxantina poteva permettere una perdita di peso del 5-10%. Hanno anche dimostrato che stimola la produzione da parte del fegato dei topi di DHA (acido docosaesaenoico, un acido grasso della famiglia degli omega-3 conosciuto per diminuire i livelli del colesterolo LDL "cattivo")6, 7.
Due studi in doppio cieco, controllati con placebo, hanno testato su 150 donne in sovrappeso l'effetto della fucoxantina concentrata associata a una dieta che apportava 1.800 kcal. I soggetti sono stati seguiti per 16 settimane. Nel primo studio, il gruppo sottoposto ad integrazione con fucoxantina ha perso in media 7 kg rispetto solamente a 1,5 kg del gruppo placebo. Nel secondo studio, il ritmo metabolico dei soggetti che assumevano fucoxantina era nettamente più elevato rispetto a quello dei soggetti con placebo..


I guggulsteroni del Commiphora mukul regolano le cellule del grasso


I guggulsteroni, estratti di Commiphora mukul, sono utilizzati da migliaia di anni dalla medicina ayurvedica per curare artrite, infiammazioni, fratture ossee , sovrappeso o disturbi del metabolismo lipidico.
commiphora mukulI guggulsteroni attivano gli enzimi lipolitici e aumentano i livelli dell'ormone tiroideo T3, probabilmente aumentando la conversione nel fegato da T4 a T3 e stimolando direttamente la ghiandola tiroidea. La loro capacità di stimolare la ghiandola tiroidea può in parte spiegare che possono agire sui livelli di colesterolo e favorire la perdita di peso.
Alcuni soggetti hanno seguito un programma di sei settimane che combinava dieta, esercizio fisico e, per alcuni di loro, l'assunzione di un integratore alimentare contenente Guggulsteroni. I soggetti che lo hanno assunto hanno perso quasi 5 kg di grasso, contro solo 1,5 kg degli altri. Allo stesso tempo, l'attività della loro ghiandola tiroidea è stata aumentato dall'8 al 10%8.
Uno studio cellulare ha esaminato l'effetto dei Guggulsteroni sulle cellule di grasso. I risultati hanno mostrato che essi esercitano un effetto anti-obesità inibendo la differenziazione dei pre-adipociti, inducendo l'apoptosi e promuovendo la lipolisi degli adipociti maturi. Essi potrebbero quindi svolgere un ruolo importante nel trattamento dell'obesità, regolando il numero e le dimensioni delle cellule grasse9.

Aumentare la spesa energetica stimolando la termogenesi


La termogenesi può essere stimolata da determinate sostanze nutritive. Quando la termogenesi è stimolata, la spesa energetica è aumentata e c'è quindi meno energia in eccesso che potrebbe essere immagazzinata come grasso.
Il metabolismo basale è il fabbisogno energetico incomprimibile dell'organismo o, in altre parole, il minimo dispendio di energia che consente all'organismo di sopravvivere. A riposo, il corpo utilizza l'energia per mantenere in attività le sue funzioni vitali (cuore, cervello, respirazione, digestione, mantenimento della temperatura corporea). Il metabolismo basale dipende da molti fattori, tra gli altri, dimensione, peso, età, sesso o l'attività della tiroide. Anche le condizioni climatiche e la temperatura esterna influenzano il metabolismo basale.
Il metabolismo basale diminuisce con l'età. Una volta raggiunta l'età adulta, vi è una diminuzione dal 2 al 3% ogni dieci anni. Una dieta troppo rigida riduce anche il metabolismo basale, permettendo al corpo di immagazzinare più riserve e promuove l'aumento di peso. Una regolare attività fisica aiuta, al contrario, a mantenere il metabolismo basale a livello normale. Restrizioni dietetiche senza alcuna attività diminuiscono il ritmo metabolico basale.
La termogenesi è il principale meccanismo di produzione di calore e termoregolazione. Il calore metabolico è generato dalla beta-ossidazione degli acidi grassi dalle scorte di trigliceridi che si verifica nel tessuto adiposo bruno. Questa generazione di calore metabolica è indotta dalle azioni della noradrenalina e dalla risposta del corpo al freddo.
Alcuni studi sugli animali hanno mostrato che la termogenesi diminuisce in misura significativa con l'invecchiamento. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che questo calo potrebbe essere dovuto ad una diminuzione della beta-ossidazione dei lipidi nel tessuto adiposo bruno.
Quando gli individui in sovrappeso cambiano le loro abitudini alimentari e perdono peso, il loro organismo vuole mantenere le scorte di grasso e cerca di minimizzare questi cambiamenti. Se le calorie sono ridotte, il tasso metabolico diminuisce per tentare di preservare le scorte di grassi. È un modo naturale per evitare la carestia.
Un certo numero di sostanze nutritive è in grado di stimolare la termogenesi, e tra questi, i polifenoli estratti dal tè verde e dagli agrumi, l'estratto di Capsicum annuum, la fucoxantina, l'estratto di Garcinia cambogia e la teobromina del cacao.

Il 5-idrossitriptofano, precursore della serotonina, aiuta a controllare l'appetito

Il 5-idrossitriptofano (5-HTP) è il precursore della serotonina, il neurotrasmettitore inibitore. Viene spesso utilizzato per alleviare gli effetti bulimici associati allo stress. Controbilancia anche l'effetto stimolante degli altri ingredienti della formulazione.
Alcuni studi dimostrano che la serotonina influisce sul comportamento alimentare e sul peso corporeo. Bassi livelli di serotonina sono aumentati nei pazienti obesi e associati ad un desiderio di carboidrati, generando un elevato apporto di questi ultimi. Un aumento dei livelli plasmatici di serotonina è associato a una diminuzione del consumo di cibo, a una riduzione del peso e a un aumento delle spese energetiche10.
Quattro studi su pazienti obesi hanno mostrato che l'integrazione con 5-HTP provoca una diminuzione dell'assunzione di cibo e di conseguenza una perdita di peso.


La 7-keto DHEA agisce sulla termogenesi


Il termine 7-Keto® DHEA è il nome di un composto chimico brevettato: il 3-acetil-7-oxo-deidroepiandrosterone, un metabolita del DHEA naturale, prodotto essenzialmente nelle ghiandole surrenali e nella pelle (si pensa che sia prodotto anche nel cervello).
Il 7-Keto® stimola l'attività dei tre enzimi termogenici che accelerano l'ossidazione degli acidi grassi nel fegato. Questi enzimi acceleratori della termogenesi sono l'acil-CoA ossidasi, l'enzima malico e la deidrogenasi glicerolo-3-fosfato. Questi enzimi portano le cellule del fegato a bruciare gli acidi grassi, con conseguente diminuzione dei trigliceridi nel fegato 11. Gli studi dimostrano che un'integrazione con 7-Keto® stimola i livelli di questi enzimi drasticamente: 128% di aumento per l'acil-CoA ossidasi, un salto dell'860% per l'enzima malico e un aumento del 138% della deidrogenasi glicerolo-3-fosfato12.
7 keto DHEAI risultati di uno studio clinico su soggetti sani hanno mostrato, dopo quattro e otto settimane, una perdita di peso e massa grassa statisticamente significativa nel gruppo con assunzione e nessun effetto simile nel gruppo placebo. Alla ottava settimana, il gruppo che ha ricevuto 7-Keto® ha perso circa 3 kg e 1,3% di grasso corporeo.
Inoltre, è stato osservato un aumento statisticamente significativo dell'attività dell'ormone tiroideo T3. Inoltre, il T3 non è aumentato oltre il normale valore accettabile.
L'ormone tiroideo T3 è un potente stimolante del metabolismo. Questo grado di aumento probabilmente aumenta il tasso metabolico dei soggetti. Questi risultati indicano che il 7-Keto® può tranquillamente e in modo significativo ridurre il peso e la massa grassa quando combinato con l'esercizio fisico e una dieta ipocalorica. Tali risultati sono raggiunti attraverso l'aumento significativo dei livelli degli enzimi che bruciano i grassi nel fegato e degli ormoni tiroidei 13.
Uno studio clinico con 45 soggetti è stato condotto per valutare l'effetto del 7-Keto® sul tasso metabolico a riposo. I risultati hanno mostrato che la somministrazione di 7-Keto® agli adulti in sovrappeso, combinata con la restrizione calorica, ha invertito il calo del metabolismo basale normalmente associato alla dieta. Il 7-Keto® associato a una restrizione calorica ha determinato un aumento del tasso metabolico a riposo, 1,4% superiore al tasso di base, contro un calo del 3,9% nel gruppo che seguiva solo un regime ipocalorico14.

Il pericolo dei grassi addominali

L'eccesso di grasso addominale non è solo sgradevole alla vista, ma soprattutto può essere un segno di una sindrome metabolica, che aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, incidenti cerebrovascolari e diabete.
I grassi addominali contribuiscono alla sindrome metabolica in due modi, perché costituiti da due tipi metabolici diversi, ognuno dei quali è trasportato in aree diverse. Il grasso sottocutaneo che si accumula sotto la pelle può essere inestetico ma non è pericoloso. Il grasso viscerale, che si trova in profondità nell'addome, è, come la ricerca ha dimostrato, "una bomba a orologeria". Si trova nei muscoli e circonda gli organi vitali. Il graduale accumulo di grasso viscerale è una causa di resistenza all'insulina, uno dei primi disturbi metabolici che portano alla sindrome metabolica. Le cellule di grasso viscerale sono metabolicamente attive e producono una serie di ormoni peptidici, come l'angiotensina, e citochine infiammatorie, come la proteina C-reattiva o l'interleuchina-6 (IL-6), che influenzano altre cellule a distanza per produrre l'infiammazione. L'angiotensina agisce come un mediatore chimico o un peptide segnale che può aumentare la pressione sanguigna causata da costrizione dei vasi sanguigni periferici. Un aumento, anche moderato, del grasso viscerale può anche produrre una misurabile infiammazione delle cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni.
graisses abdominalesÈ stato dimostrato che la glabridina, il flavonoide più abbondante nella radice di liquirizia Glycyrrhiza glabra L., diminuisce il grasso viscerale. Inoltre ha proprietà antiossidanti e la capacità di diminuire la glicemia. La glabridina regola la sintesi del grasso al ribasso, mentre aumenta l'attività degli enzimi responsabili della degradazione del tessuto adiposo.
Uno studio di otto settimane, controllato contro placebo, è stato progettato per determinare la dose efficace di flavonoidi dall'olio di radice di liquirizia e ha testato 300, 600 e 900 mg/die in soggetti in sovrappeso (56 uomini e 28 donne). Nel gruppo che assumeva 900 mg di dosaggio, sono stati osservati una significativa diminuzione del peso corporeo, dell'indice di massa corporea e della massa grassa dopo quattro e sei settimane di somministrazione15.


Una crema per combattere contro la cellulite


celluliteLa cellulite interessa l'80-95% delle donne, indipendentemente dal loro peso (un terzo delle donne con cellulite sono magre). I depositi di grasso sottocutaneo danno alla pelle un aspetto irregolare, ondulato e brutto. Questi depositi si trovano principalmente su bacino, cosce e fianchi.
Cellulite letteralmente significa infiammazione delle cellule, ma in realtà corrisponde ad un aumento del numero e del volume degli adipociti, in cui il grasso si accumula nell'ipoderma. A ciò si aggiunge un fenomeno di ritenzione idrica associata a una cattiva circolazione veno-linfatica e a un possibile squilibrio ormonale tra estrogeni e progesterone, che influisce sulla permeabilità capillare. Infine, con il tempo può svilupparsi una fibrosi peri-adipocitaria. Il tessuto connettivo circostante si irrigidisce a causa della fissazione di glucosio sulle fibre di collagene. Il tessuto di sostegno è danneggiato e l'invecchiamento è più veloce.
L'uso quotidiano di una crema ricca di principi attivi che agiscono su questi fenomeni diversi: la maturazione degli adipociti, lo stoccaggio e l'eliminazione dei grassi e la circolazione può significativamente migliorare l'aspetto della pelle.

recap

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Riferimenti:
1. Goldstone T., Fasting biases brain reward systems towards high-calorie foods. Metabolic Molecular Imaging Group MRC Clinical Sciences Centre, Imperial College London, June 2010.
2. Rodriguez de Roa et al., Pharmacologic intervention program in infantile obesity and dyslipidemias : usefulness of dietary fiber LuraLean. Unpublished study.
3. Abidoff M. T., Special clinical report on effects of glucose-6-phosphatase on human subjects. Russian Ministry of health. Moscow, 1999, unpublished study.
4. Dellalibera O. et al., Svetol, green coffee extract induces weight loss and increases the lean to fact mass in volunteers with overweight problems. Phytotherapy. Vol. 4, N° 4, 2006 November.
5. The effect of l-carnitine on fat oxidation, protein turnover and body composition in slightly overweight subjects. Metabolism. 2004 Aug. ; 53(8) : 1002-6.
6. Miyashita K., American Chemical Society annual Meeting, San Francisco, 10-14th September 2006.
7. Miyashita K. et al., Fucoxanthin from edible seaweed, Undaria pinnatifida, shows antiobesity effect through UPC1 expression in white adipose tissues. Biochemical and biophysical research communication 332(2005) 392-397.
8. Antonio J. et al., Effects of a standardized guggulsterones phosphate supplement on body composition in overweight adults : a pilot study. Current therapeutic Research Clinical and Experimental, 1999, 60 : 2220-227.
9. Yang J. Y. et al., Guggulsterone inhibits adipocyte differentiation and induces apoptosis in 3T3-L1 cells. Obesity (2008 : 16, 16-22. doi:10.1038/oby.2007.24
10. Leibowitz S. F. et al., Hypothalamic serotonin in control of eating behavior, meal size and body weight. Biol. Psych. 1998 ; 44:851-864.
11. Lardy H. et al., Ergosteroids : induction of thermogenic enzymes in liver of rats treated with steroids derives from DHEA, Proc. Natl. Acad. Sci. USA, 1995 Jul. 3, 92(14) : 6617-9.
12. Lardy H. et al., Ergosteroids. II : Biological active metabolites and synthetic derivatives of DHEA, Steroids, 1998 March, 63(3) : 158-65.
13. Kalman D. S. et al., A randomized, double blind placebo-controlled study of 7-keto in healthy overweight adults, Curr. Therap. Res., 2000, 61(7) : 435-42.
14. Zenk J. L. et al., A prospective, randomized, double blind study to evaluate the effect of HUM5007 and 7-oxo-DHEA on resting metabolic rate in overweight adult men and women on a caloric restricted diet ; abstract presented at the meeting on the FASEB, April 17, 2004.
15. Aoki F. et al., Clinical safety of licorice flavonoid oil (LFO) and pharmacokinetics of glabridin in healthy humans. Journal of the American College of Nutrition, 2007. Vol. 26, n° 3, 209-218.

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